Mi manca molto il mio paese perché qui è freddo e il mio paese è caldo.

Vengo dall’Honduras mio padre aveva un cancro ed è morto. A mia madre rimasta sola è sembrata una cosa buona mandarmi qui. Mi manca molto il mio paese perché qui è freddo e il mio paese è caldo

Furti, sfruttamento, schiavitù, violenza, ma che poi nella loro cruda realtà giustificano le nostre paure le nostre diffidenze?

Se non hai da mangiare per i bambini, che cosa puoi fare? Ti prendi la famiglia e vai finché non trovi un posto dove puoi dargli da mangiare. Tu che faresti?

Perchè cosa è la civiltà se non il diritto al libero confronto dei nostri pensieri? (fine prima parte)

Il futuro? far convivere culture diverse, tradizioni diverse. Ed allora? le nostre radici le nostre tradizioni?

Chi è un immigrato oggi? – seconda parte –

Chi è un immigrato oggi?…E noi? Spettatori o protagonisti? Vittime? sprovveduti manipolati di idee di altri o coerenti con le nostre idee di civiltà e progresso? Ma oggi tutto questo verso gli immigrati cosa significa?

“Qua siamo in Italia e si fa come dico io o come diciamo noi. Io credo che tutti quanti oggi dobbiamo rivedere tutto e, perché no, come mi piace dire spesso, questo è una storia che dobbiamo scrivere, è una pagina della storia dove nessuno può di dire: “Scrivo io la prima riga e tu la seconda”.

vivere tutti in armonia in questa terra che ci è stato regalato gratis. Credo che facendo così può, ci può essere quasi un incontro, questo famosissimo incontro, che credo che è caro a tutti quanti. Perché io credo che la terra veramente è di tutti quanti e non devono essere limiti alla mobilitazione. Questo è la situazione.

Esploreremo luoghi dove nessuno fino ad ora era voluto o potuto entrare fino al fondo del suo profondo più buio per capire di più le ragioni di questo nostro viaggio nell’immigrazione.

Ripartiremo dalla testimonianza della ragazza rom sotto protezione di cui nella puntata precedente avevamo dato un’anticipazione e che ha avuto il coraggio di denunciare anche il padre che la costringeva a rubare. Da qui entreremo in un percorso che attraverso tutta l’Europa cercherà di aiutarci a comprendere questo popolo di eterni migranti che evoca paure antiche, scordandoci che in Italia come nel mondo le varie mafie stritolano e ricattano le economie degli onesti e di tutte le persone di buona volontà. Questo non giustifica nessun comportamento asociale o criminale sia esso espressione di violenza, soprusi ed omicidi nella storia di oggi, di qualunque popolo, di ogni civiltà.

Il problema di rimanere uniti è antico quanto la storia delle nostre civiltà.

A conclusione di questa seconda parte anticiperemo una testimonianza drammatica che ci aprirà a tutta la questione dell’immigrazione africana, ma continuiamo il nostro viaggio tra quelli che noi chiamiamo zingari, un popolo che da quasi mille anni ha fatto dell’emigrazione, della mobilità, la sua storia, ma anche una storia di maschilismo violento, di non voler accettare nessuna legge se non le proprie tradizioni a danno delle loro future generazioni e di chi approfitta per sfruttarli come qui nelle campagne della Campania.

Non posso non domandarmi quale è la differenza tra il costo reale di queste produzioni e quanto pagano al dettaglio le famiglie? E non posso non domandarmi ma nelle serre con quelle condizioni e con quelle paghe, se non ci fossero gli immigrati clandestini, chi ci andrebbe? Cosa coltivano?

Ma se non ci fosse questa filiera di sfruttamento fuori di ogni regola di umanità, di rispetto della persona cosa arriverebbe sulle nostre tavole e quali prezzi ci sarebbero per un pomodoro, una zucchina?
Se quelle sono le paghe e quelle le condizioni di lavoro è evidente che c’è poi chi spaccia.

Dentro la città di Buenos Aires ci sono insediamenti come il quartiere 31 o 31 bis, che non hanno elettricità, non hanno acqua corrente. Devono trasportarsi l’acqua. Non hanno strade, sono insediamenti che non hanno urbanizzazione organizzata ed i ragazzi molte volte devono camminare anche 45 minuti per potere arrivare alla scuola più vicina.

Dentro la città di Buenos Aires ci sono insediamenti come il quartiere 31 o 31 bis, che non hanno elettricità, non hanno acqua corrente. Devono trasportarsi l’acqua. Non hanno strade, sono insediamenti che non hanno urbanizzazione organizzata ed i ragazzi molte volte devono camminare anche 45 minuti per potere arrivare alla scuola più vicina.

Chi di voi che accetterebbe per se o per i propri figli di diventare schiavo o schiava?

Questo non è un film dell’orrore ma il racconto reale di una ragazza che in questa inchiesta ho incontrato al confine tra Stati uniti e Messico dove anche qui ascolteremo ed entreremo in luoghi da dove si è creato un flusso di 20milioni di clandestini, narcotraffico, e corruzione ma anche infinita coerente carità, amore per il prossimo, e per questa carità e per questo amore c’è chi mette in gioco le proprio vite.

Se vuoi entrare nell’esercito di chi emigra probabilmente dovrai dare soldi! Tanti soldi! Sarà un debito infinito grande come le speranze più dolci e più grandi di ognuno di noi.

Si sa! sognare costa

I poveri fanno paura, perché la povertà può attendere chiunque di noi dietro l’angolo.

La povertà, gli immigrati, spezzano il sogno della vita. E cosa è la felicità se non la somma della felicità di tutti?
E chi siamo noi se non il più o il meno di chi è prima o dopo l’angolo? La povertà non è magra, ma grassa, nutrita dalla nostra indifferenza incapaci di comprendere la differenza tra carità ed elemosina.

Moldavia – “Qui non c’è lavoro, il granturco si è seccato”

Non guardo le case, loro. Vorrei tornare subito in Italia o in qualunque parte del mondo dove sono nato, cresciuto e mettermi sotto una doccia calda. Scordare tutto! La nostra polizia cacci via tutti gli immigrati. I loro problemi? Basta. Ho i miei. Mi vergogno, ma l’ho pensato come tanti.
Sapere si accetta, ma prendere coscienza di un problema è altro. Vale anche per gli schiavi di oggi, vale per l’incubo di padri e madri di una realtà che diventa una frase ripetuta all’infinito: “Qui non c’è lavoro, il granturco si è seccato”.

Poi non ci accorgiamo che l’Africa e qui da noi a coltivare le nostre terre per noi ed i nostri figli

E quando ci accorgiamo che l’Africa è qui ci spaventiamo. Diciamo vengono a toglierci il lavoro. Ma possibile nessuno si sia accorto che nelle nostre campagne non ci sono più i nostri giovani?

La parola compassione in questa nostra inchiesta è tornata più volte, ma davanti a tutte queste testimonianze ti verrebbe di dire esiste ancora la compassione?..Io stesso metto in dubbio la mia compassione, io stesso con i miei privilegi, con il mio piatto sempre pieno dubito di essere realmente compassionevole.

Io stesso metto in dubbio la mia compassione, io stesso con i miei privilegi, con il mio piatto sempre pieno dubito di essere realmente compassionevole.