Lunedì 20 Luglio quarta puntata ore 23.20 su RaiUno - Per conoscere e dibattere ” LA VALIGIA CON LO SPAGO” inchiesta su i flussi migratori e le nuove schiavitù.
luca de mata © copyright 2009
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Diventi così onda di una fuga che non si ferma. Onda che va verso l’isola che non c’è. Vieni qui dove ti attendono altri predatori. Perché anche questa è l’isola che non c’è, anche se nessuno ti riconosce che le terre di quest’isola che non c’è le stai coltivando tu, e tu stai vicino ai nostri anziani
Persone che hanno sofferto tantissimo, bambini che vivevano in grotte, in ex stalle nemmeno usate dagli animali più, donne che venivano, venivano sfruttate e che ancora oggi questo fenomeno si allarga sempre di più, della prostituzione. Uomini che vanno a lavorare e vengono sfruttati per poche lire, per pochi euro, oggi, al giorno.”
C’era una tedesca che mi chiedeva 6.000euro per sposarmi e così avrei avuto i documenti.
Tutto il giorno sotto il sole dalle quattro della mattina e lì non gli danno cibo, soltanto acqua. Lui lavora 8 ore e riceve soltanto 50 dollari.
Violare una persona, tentare di dominarla è un crimine contro tutta l’umanità e questo vale per tutti, qualunque sia il colore della pelle.
Non è giusto che tuo padre possa venderti per un matrimonio combinato. Una figlia può valere 100 mila euro. Ma se non sei vergine vieni ammazzata di botte, e sarai ancora più schiava per tutta la vita
Ripartiremo dalla testimonianza della ragazza rom sotto protezione di cui nella puntata precedente avevamo dato un’anticipazione e che ha avuto il coraggio di denunciare anche il padre che la costringeva a rubare. Da qui entreremo in un percorso che attraverso tutta l’Europa cercherà di aiutarci a comprendere questo popolo di eterni migranti che evoca paure antiche, scordandoci che in Italia come nel mondo le varie mafie stritolano e ricattano le economie degli onesti e di tutte le persone di buona volontà. Questo non giustifica nessun comportamento asociale o criminale sia esso espressione di violenza, soprusi ed omicidi nella storia di oggi, di qualunque popolo, di ogni civiltà.
A conclusione di questa seconda parte anticiperemo una testimonianza drammatica che ci aprirà a tutta la questione dell’immigrazione africana, ma continuiamo il nostro viaggio tra quelli che noi chiamiamo zingari, un popolo che da quasi mille anni ha fatto dell’emigrazione, della mobilità, la sua storia, ma anche una storia di maschilismo violento, di non voler accettare nessuna legge se non le proprie tradizioni a danno delle loro future generazioni e di chi approfitta per sfruttarli come qui nelle campagne della Campania.
Non pagano bene, 30 euro, ti danno ..tutto questo
siamo tutti di noi, che ne conosciamo capiamo la lingua perciò noi tiriamo tutti per stare vicino.
Ci ha promesso di comprarci una casa in Romania perché noi non abbiamo una casa. Ci ha promesso di darci una delle sue due case che aveva nelle piantagioni con la condizione che, quando io lavoravo, mia moglie sarebbe dovuta andare a trovarlo per divertirsi ed altre cose
Non si può accettare che tre donne siano violentate e costrette schiave a prostituirsi, non si può accettare che una bambina di 15 anni attraversi un deserto con la sola compagnia della morte, non si può accettare che popoli da un continente ricco come l’Africa arrivino nei paesi del nord per strade di mille ricatti, come non si può accettare che il traffico di esseri umani sia gestito per la maggior parte dalla criminalità e non dalle leggi che gli Stati si sono dati per la tutela e lo sviluppo armonico delle nostre comunità.
Chi non regge, crolla.
È su questo che giocano al ribasso i caporali del lavoro, per pagare sempre meno chi produce sulle nostre terre, i nostri prodotti.
Si può affermare che i nostri campi e le nostre imprese non hanno bisogno di braccia? Non si è spinto contro la cultura della natalità?
Dicevano che dovevo pagarmi l’alloggio e il cibo. I clienti, era un continuo venire ed andare. Voglio dire alle ragazze, voi ora siete giovani e belle. Dovete avere rispetto di voi. Non andate all’estero. Favole! la realtà è terribile.