Ogni giorno di vita.

Un amico che non c’è più (aveva forse poco più di 25 anni): “La mia testimonianza è per le persone come me che vivono sulla strada, e soprattutto a chi sulla strada è morto. A chi dorme nelle stazioni, nelle case vuote…ai dipendenti dall’alcol, dalla droga…Io, da dieci anni vivo sulla strada. Non è facile. Sono venuto qui per lavorare. Ho fatto il cuoco, il cameriere, il fabbro ferraio, l’aiuto di panettiere. Ma sempre senza riuscire ad uscire dalla mia situazione. Ognuno può finire sulla strada. Ho dormito sul pavimento delle stazioni con un ex direttore di banca. Per vivere sulla strada devi saper lottare, perché ti possono rubare anche le tue sporche cose che tieni nello zaino sotto la testa mentre dormi su un cartone. Vedi la gente che muore  per l’alcool, la fame, provi la paura di qualcuno che ti mette il coltello nella schiena…Molte persone finiscono per strada, perché si vergognano di tornare nella loro nazione… vengono per la raccolta dei pomodori, e finiscono per strada, perché imbrogliati, non ricevono salario. C’è chi muore….Di questo non si accorge nessuno. Ed iniziano a bere e si vergognano di tornare indietro…  non hanno soldi, farsi vedere a mani vuote… Si distruggono le famiglie.  Ogni giorno di vita devi conquistartela.”

Ogni giorno di vita devi conquistartelo, ed una sera non l’ha conquistata. La vita. Non aveva nulla, e non ha lasciato nulla se non quello che ha detto.

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This entry was written by Luca De Mata , posted on giovedì maggio 07 2009at 06:05 pm , filed under 1^ puntata, clandestini and tagged , , , , , . Bookmark the permalink . Post a comment below or leave a trackback: Trackback URL.

9 Responses to “Ogni giorno di vita.”

  1. E’ una testimonianza molto toccante e molto forte, si vede che questa inchiesta è stata fatta con grande partecipazione anche emotiva. Poi mi mi piace il lingiaggio in alcuni punti sembra di leggere delle poesie. E’ toccante.

  2. Ogni giorno di vita è vita vera, quella vita che se riesci a tenere aperti gli occhi si crea e che se li chiudi si distrugge. Un quadro con pochi colori, con quelli che ti ha dato la tua nascita, illuminato di lato, con tinte forti quanto la voglia di restare aggrappato e cercare ad ogni costo una felicità che dopo il primo vaggito è già impossibile.

  3. Non volevo scrivere nulla, ma poi questa soria mi ha preso e da quello che capisco questa persona ora è morta. Certo che quest’inchiesta non è tenera, mi piacerebbe sapere quanti anni ha luca de mata. C’è un mare di sue cose sulla rete, ma non ho scoperto l’età. Non è che questo cambi il mio giudizio sulle sue inchieste, non perdo una, ma mi incuriosisce il suo percorso di esperienze e come arriva a proporci temi ed analisi. Ho visto che lavora in Vaticano, poi insegna all’università, poi gira il mondo e fa fotografie. Scrive Ma è solo ho è il nome di un gruppo di persone?

  4. Cortese Giovanna, prima di tutto mi permetta di ringraziarla per l’assiduità con cui segue il mio lavoro e l’interssamente su chi sia. Alcuni mi hanno chiesto se sono un prete. No! Mi piace lavorare da solo, se questo la incuriosisce, ma continuamente faccio riferimento a molti amici, di cui alcuni appaiono i nomi in testa a questo lavoro più un’imensità di persone…quanti lei sta leggendo. Molti di loro rimangono amici ed anche se con difficoltà continuiamo a sentirci, a scambiarci opinioni. Poi ho amici che qui non appaiono. ma da cui ho imparato ed mparo quotidianmente. Mi piace leggere e leggere. Lavoro molte ore, ma non mi pesa, anzi mi piace. Mi scuso per tutto questo parlare di me stesso perchè vorrei dedicare un ricordo a questo amico di strada che oggi non c’è più. La sua umanita, la sua intelligenza, il suo altrismo erano straordinari. Li conobbi grazie ai miei amici della Comunità Di Sant’Egidio quando di notte girano per le strade a portare qualche piccolo conforto a chi vive l’incubo della povertà estrema. Considero questa testimonianza uno dei punti di lettura più importanti di queste quattro ore di inchiesta.

  5. Gentile De Mata,
    anche io ho iniziato a seguire il Suo Blog e aspetto con ansia di vedere “La Valigia con lo Spago” dal 29 giugno. Ho avuto la fortuna di assistere all’anteprima che Lei ha recentemente organizzato a Milano e posso così sintetizzare l’opinione che mi son fatto del Suo programma: un’Opera multimediale, dove convivono allo stesso livello testi, immagini, statistiche, dati, numeri, musiche, il tutto in nome della più meritoria e aggiornata forma di Informazione.
    Grazie e complimenti per il Suo lavoro.
    Alberto Fusi (Perugia)

  6. Caro Alberto la ringrazio per quanto ha scritto, ma mi creda mai come in questo lavoro sono stato poco attento allo stile, quanto più al contenuto. Se ha trovato coerenza espressiva e solo dovuta agli anni di professione. Nulla più. Quello che a lei come a me ha colpito sono le parole degli immigrati. Di queste Persone. Speriamo comuque che quanto Lei ha sottolineato aiuti a creare più attenzione al tema dell’inchiesta: l’immigrazione.

  7. E’ così!

  8. Caro Luca De Mata, scusami se mi permetto di darti del tu anche se non ci conosciamo, ma la tua sensibilità nell’affrontare temi così importanti ed allo stesso tempo delicati mi colpisce molto. Ti volevo ringraziare perchè finalmente si parla in tv non si parla delle solite “cavolate”. Qui si affonta un tema inportantissimo: la VITA.
    Buon lavoro

  9. Finalmente!

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