Chi è un immigrato oggi? – seconda parte –

Chi è un immigrato oggi? Un persona che deve rimanere nell’ombra, o meglio trasformarsi in ombra per poter continuare a lavorare e mandare soldi alla sua famiglia. Costi quel che costi. Ma a volte il prezzo è così alto che l’ombra per giustificare di esistere e stare qui scivola in una notte criminale che lo porterà sempre più a fondo.
Tutto questa innesca una spirale di paure e diffidenze violente, da una parte e dall’altra. Il razzismo finalmente può tornare a sedersi ai tavoli dei giochi, con un solo risultato che a quel tavolo perdiamo tutti perché sul tavolo non ci sono puntate virtuali, ma la fame che sta stringendo tutto il pianeta, nessuno escluso.
Così il mondo ricco ha sempre più paura delle ombre e così si spendono dai 25mila ai 30mila miliardi di dollari ogni anno per il controllo delle politiche migratorie e di asilo. Miliardi di dollari che potrebbero creare milioni di posti di lavoro, lì dove non c’è lavoro e qui dove ci vorrebbero sempre più lavoratori.
E noi? Spettatori o protagonisti? Vittime? sprovveduti manipolati di idee di altri o coerenti con le nostre idee di civiltà e progresso? Ma oggi tutto questo verso gli immigrati cosa significa?

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This entry was written by Luca De Mata , posted on martedì maggio 19 2009at 06:05 am , filed under 2^ puntata, politiche migratorie and tagged , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink . Post a comment below or leave a trackback: Trackback URL.

13 Responses to “Chi è un immigrato oggi? – seconda parte –”

  • -fasc- ha detto:

    Il problema principale nel nostro rapporto con gli immigrati a mio avviso è la tendenza a generalizzare: se una minoranza commette crimini allora sono tutti criminali, ma se magari la maggior parte lavora onestamente nelle nostre case, sollevandoci dai lavori più duri, prendendosi cura dei nostri anziani, beh chissà perché fa sempre meno notizia. Per cui, sono la prima a voler lottare contro la criminalità, ma cerchiamo di non fare di tutta l’erba un fascio.

  • La leonessa ha detto:

    Il problema e che chi commette i reati tra i clandestini non è una minoranza ma è ben 1 reato su 3 e se contiamo che tra i reati commessi dagli italiani ci sono anche delle vere e proprie scemenze questo dato è ancora più allarmante. Un terzo dei delinquenti in italia sono immigrati, è un dato di fatto.

  • -fasc- ha detto:

    Ed è anche un dato di fatto che abbiamo delle leggi permissive con una relativa applicazione della pena ancor più ridicola. Per cui, lungi dal voler giustificare gli immigrati che delinquono, anzi, ma di chi è la colpa? Se nel loro paese per il reato di furto sono previsti 10 anni di carcere duro e qui teoricamente da sei mesi a tre anni, che poi concretamente si risolvono in nulla, con chi dobbiamo prendercela? è come lasciare le caramelle in mano ad un bambino e dirgli di non mangiarle. Per affrontare un tema come l’immigrazione ci vogliono leggi precise che vanno applicate in modo rigoroso, in modo da scoraggiare alla base chi entra nel nostro Paese con le peggiori intenzioni, favorendo chi invece vuole lavorare onestamente.

  • La leonessa ha detto:

    In questo caso il tuo concetto di bambino è molto vicino a quello di delinquente? Se si conoscessero le intenzioni alla frontiera da alcuni paesi non arriverebbe nessuno, ma una volta dentro diventare invisibile è facilissimo. Basterebbe far esntrare solo chi ha già un contratto di lavoro, è così difficile da capire?

  • -fasc- ha detto:

    No direi che tra un bambino e un delinquente c’è una bella differenza, ma il mio era solo un esempio. Far entrare chi ha già un contratto di lavoro non è una cattiva idea, ma direi anche di facilitare le pratiche di messa in regola di chi, pur volendo assumere, non può farlo perché incorre in sanzioni penali…senza contare che ci vorrebbe anche la cooperazione dei Paesi d’origine nel controllare i movimenti di chi già risulta schedato. Insomma, ci vuole un intervento mirato su più fronti.

  • TerryB ha detto:

    Il problema delle assunzioni e regolarizzazioni di clandestini ed immigrati non è tanto legato alle sanzioni ma proprio alla non convenienza di farlo. Abbiamo 6 milioni di italiani che lavorano in nero senza contare quelli che percepiscono retribuzioni fuori busta (stipendio 300 euro al mese per otto ore di lavoro gionaliero). I paesi da cui provvengono migranti di solito incoraggiano questi flussi ed i paesi di passaggio come la Libia o il Marocco si trovano a non poterli lasciare andare verso l’europa ed a non poterli rimpatriare nel loro stato, è un cane che si morde la coda.

  • luca de mata ha detto:

    La questione dei flussi migratori è regolata da leggi nazionali, forse è giusto anche se personalmente penso che sia una questione di diritto internazionale e la stessa figura giuridica di rifugiato dovrebbe essere ripensata. Con leggi più uniformi e chiare a livello internazionale non è che si risolverebbe il problema, ma sicuramente potremmo dare più certezze per la difesa della dignità delle persone costrette a fuggire disperazione e miseria. La criminalità vive della pesantezza delle nostre burocrazie è questo che vogliamo?

  • Messena ha detto:

    Questo tasto del ripensare la figura del rifugiato mi piace, va bene per le persone che scappano dalla guerra, ma gli altri, che perseguitati e rifugiati sono?

  • Toto' ha detto:

    E che spesso per disperazione, per non essere rimandati indietro si dichiarano rifugiati, ma in questo modo perdono ogno diritto. Diventano apolidi e le loro vite si complicano ancora di più, Credo che Luca Demata che realizzato questa inchiesta potrebbe essere più chiaro sulla questione visto che è poi lui a sollevarla

  • luca de mata ha detto:

    Caro Totò la situazione di rifugiato politico oggi è molto complessa e qui chiedo tra i tanti lettori di questo blog chi professionalmente si stia occupando della questione e possa dare una risposta sintetica della complessità del problema a livello internazionale. Non è per tirarmi indietro, ma visto che c’è di mezzo la vita di milioni di persone non vorrei fare affermazioni giuridiche che sono solo una mia interpretazione e non la reale questione, il nodo che stringe la vita di donne, bambini, uomini.
    Quello che posso affermare che in tutti gli incontri che ho avuto per realizzare questa inchiesta la sofferenza di chi era dichiarato apolide non era molto diversa da chi viveva nella clandestinità.

  • Toto' ha detto:

    In effetti anche facendo una ricerca sulla rete è molto difficile districarsi tra leggi, dichiarazioni dell’ONU, e quanto altro non tanto su chi è giuridicamente un apolide, un rifugiato politico, quanto più su quali siano i suoi diritti ed i suoi obblighi ripetto la Nazione che lo ospita, poi mi piacere sapere con certezza se una persona che si è dichiarata apolide per motivi di fuga da uno stao di guerra o problemi di persecuzione, ha poi la possibilità di ritornare in possesso della propria nazionalità. Tutto questo non mi è assolutamente chiaro per quante ricerche abbia fatto. E’ un argomento che mi interessa personalmente e se qualcuno mi vorrà aiutare gli sarò veramente grato.

  • Pablo ha detto:

    e in effetti il rifugiato dovrebbe essere chi “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori dal paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori dal paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”. Dice tutto e praticamente il contrario di tutto, quel “non può” forse si capisce , ma quel “non vuole” nella riga terminale, che diavolo significa?
    Ma non è che l’hanno scritto i giuristi italiani?

  • Roderigo ha detto:

    E’ importante per gli addetti ai lavori che si capisca sempre poco delle leggi, i palazzi si reggono su fondamenta di imbrogli antichi.

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