Solo mangiare. Come schiavi. Non potevi uscire. Sono stato 4 mesi poi sono fuggito.

Tutte storie di umili non molto diverse da quella che un gigante polacco di spalle ci racconta, cosciente che nessuna ricchezza paga quanto l’amore e la generosità verso il nostro prossimo.

Come questa di un’elettricista - (Fondazione Speranza e Carità - Fratel Biagio Conte): Sono nato a Cracovia. Ho 50 anni. All’inizio abitavo in un quartiere  al centro della città. Mi sono diplomato. Ho lavorato. Non andava bene. Mia sorella era in Italia. Un giorno mi telefona. Vieni – mi dice -  c’è un italiano, che ti darà lavoro e una casa… Prendo un autobus e parto. Mia sorella ritorna in Polonia ed allora all’italiano che mi aveva promesso lavoro non interesso più. A lui interessava mia sorella. Rimango in strada. Mi dicono di Napoli.  Vado. Con altri polacchi quasi 20, facevamo le casse di legno dei video poker. 10 -12 ore, senza paga. Solo mangiare. Come schiavi. Non potevi uscire. Sono stato 4 mesi poi sono fuggito. Non ero più schiavo, ma ero per strada. Riesco ad arrivare a Roma. Dormivo in strada: in un passaggio della galleria di piazza San Pietro. Là ho sperimentato il cuore buono degli italiani. Quando venivano chiedevano di cosa avevamo bisogno. Io gli dicevo: Posso lavorare, non voglio mendicare. Le mie scarpe erano sfondate. Volevo andare a sud. Al caldo, dove i marciapiedi siano caldi anche di notte. Penso a Palermo. Mi regalarono scarpe e biglietto.E qui a Palermo scoprii la Missione della Carità di Fratel Biagio.  Io che non ho nulla ora posso aiutare il mio prossimo con il mio lavoro di elettricista. Mi sento di valere, di non essere più un fallito. Mi dico:” Io valgo!”.

Lui parla. Io penso. Rifletto. E’ un intreccio reale che suscita in me stupore.  Le sue parole, il suo racconto, le sue speranze si perdono mentre mi scorrono immagini di luoghi conosciuti nel mio continuo viaggiare, luoghi di colori e bellezze straordinarie, ma anche di miseria. Miseria che mi fa sentire tutta la mia pochezza dell’impossibilità di fare per tutta questa disperazione. Ed allora ti senti ancora più straniero, un imbecille turista della miseria. 

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This entry was written by Luca De Mata , posted on giovedì maggio 07 2009at 07:05 pm , filed under 1^ puntata, Biagio Conte, Schiavitù and tagged , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink . Post a comment below or leave a trackback: Trackback URL.

10 Responses to “Solo mangiare. Come schiavi. Non potevi uscire. Sono stato 4 mesi poi sono fuggito.”

  1. A leggere queste storie devo ripensare tutta la mia vita e a tutta la mia vigliaccheria, e a tutto il mio egoismo!

  2. Una testimonianza così toccante che ogni commento sembra essere superfluo. Nonostante la miseria, la soddisfazione finale espressa dall’ “io valgo!” ci ricorda che coloro che hanno perso tutto molto spesso coltivano un tesoro prezioso che troppi di noi hanno riposto: la dignità.

  3. Una buona testimonianz adel perchè conviene sempre bussare alla porta di una Chiesa e non sono ironico.

  4. Ma è un blog del clero questo?

  5. Anche se lo fosse che male ci sarebbe, qui si parla di uomini di strada salvati dal clero, ti auguro di non trovarti mai per strada senza un soldo in tasca e con i panni sporchi di mesi invece di prendere il sole sui panfili ceh i tuoi amichetti si sono fatti con i nostri soldi.

  6. Eisistono anche le associazioni non governative, non è che i preti hanno il monopolio per portare la salvezza ai disperati, qualora lo facciano.

  7. Ascoltare certe storie fa proprio male!

  8. Non mi sembra una grande storia, dovrebbe essere la normalità

  9. Ma tu mi sa che di notte a distribuire coperte e panini non ci sei mai venuta…..

  10. Hello! I just would like to give a huge thumbs up for the great info you have here on this post. I will be coming back to your blog for more soon.

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