Qui arrivano un altro tipo di zattere. I pullman. Ci sono luoghi come in tutta la Spagna per la prostituzione dove ci sono molte donne dell’est probabilmente ingannate.

E’ il mio terzo giorno a Cuenca nella Spagna della Mancha. Sono nei paesaggi letti in novelle e poesie, quadri dalle tinte forti e spezzate. Quasi scordo che anche qui ci sono le pressioni dei flussi migratori. Incontro alla Caritas di Cuenca Concempciòn Fernàndez Races – (volontaria Caritas) – “Una rumena di buona cultura a servizio di due anziani doveva lavarsi con l’acqua fredda. Non  uscire dalla sua stanza. Non poteva avere alcun rapporto umano coi suoi padroni.Mi raccontò tutto. Non odio nelle sue parole. Ci dovrebbero essere leggi per regolare e garantire l’immigrazione con contratti veri. In Spagna  ci sono morti e morti per chi tenta con le barche. Qui arrivano un altro tipo di zattere. I pullman. Ci sono luoghi come in tutta la Spagna per la prostituzione dove ci sono molte donne dell’est probabilmente ingannate.

E poi quando arrivi sfidando la morte che sale dal mare scopri che sono tutti “solo racconti”.

Sempre a Cuenca in Spagna incontro una straordina ed inelligentissima Donna velata Algerina – “La pace sia con voi. Sono una donna algerina. Sono venuta dall’Algeria in Spagna per cercare lavoro perché la vita nel nostro paese è difficile. Venendo in Spagna ho conservato la mia religione musulmana.  Le tradizioni. Le quattro capre ed il cammello di mio marito non bastavano a nessuno. La terra che abbiamo lì sono sassi. Aridità. Il raccolto non è che un pugno di pietre da cui non esce neanche la fatica dei solchi tracciati, ed allora? Fuggi verso luoghi che sogni di racconti, di cibo, di lavoro per tutti. Ed allora sali sulla barca anche se sai che non c’è certezza che arriverai lì, dove altri della tua stessa pelle ti attendono con i loro racconti. E poi quando arrivi sfidando la morte che sale dal mare scopri che sono tutti “solo racconti”. Non è facile trovare un lavoro ed allora i ladri di vite ti propongono i mercati che ti portano alla dannazione, alla prigione. Diventi un cammello che si apposta nelle strade a vendere quello che i ladri di vite non vogliono vendere direttamente. Altri non accettano il ricatto e si gettano in lavori molto duri. Io grazie a Dio non ho incontrato ostacoli fino ad oggi.

Più entrerò con questa mia inchiesta tra i popoli che vagano in cerca di speranza sulle terre dei ricchi, da un continente all’altro tanto più la parola amore puoi scordarla…

Torno alla Caritas di Cuenca. Salgo le scale per arrivare alle aule dove insegnano lo spagnolo. Lei, Malika Laroussi, cooperatrice Croce Rossa e della Mezza Luna Verde nata in Marocco è musulmana, non porta il velo, ma non per questo si sente meno credente della donna che ho incontrato il giorno prima. E’ una storia di emigrazione che diventa aiuto a chi bussa alla porta:  “Sono venuta dal Marocco per aiutare i miei genitori bisognosi di denaro. Dietro ogni immigrato c’è una storia drammatica. Arrivavano a bordo di vecchie barche. Molti di loro perdono la vita in mare e quelli che giungono quasi sempre la polizia li arresta, loro non si arrendono e tornano in Spagna per il lavoro, per i genitori, i figli. Sono tutte storie di disperazione. Sono volontaria oltre che con la Caritas anche con la Mezza Luna Rossa…”   Si interrompe. In silenzio mi accorgo che piange. Forse una di quelle storie che ha appena raccontato la riguardano da vicino. Ma non lo dirà mai. Nel corso della mia inchiesta attorno al mondo sempre più mi renderò conto che nessuno di loro ti dirà fino in fondo la verità, del dolore che ha vissuto o visto. Più entrerò con questa mia inchiesta tra i popoli che vagano in cerca di speranza sulle terre dei ricchi, da un continente all’altro tanto più la parola amore puoi scordarla, solo fino a quando non troverai un Angelo che ha fatto della sua vita “una missione per il proprio prossimo”.

Sr. Maria De Dios – Superiora Casa Belmonte (Siervas de Hogar de la Madre) – Spagna

Sr. Maria De Dios – Superiora Casa Belmonte (Siervas de Hogar de la Madre):”Questo è un centro d’accoglienza per bambine povere ed orfane. Ultimamente in Spagna ci sono sempre più emigranti, allora molti dei casi che ci mandano gli assistenti sociali, sono anche ragazze venute dall’estero, soprattutto dall’America Latina.Normalmente non hanno nessun problema appena percepiscono questa atmosfera di famiglia.”

Mi manca molto il mio paese perché qui è freddo e il mio paese è caldo.

Camminando in questa casa diretta da Sr. Maria De Dios delle Siervas de Hogar de la Madre nulla da l’immagine di un collegio come conferma questa ragazza figlia di emigranti dell’ America del Sud: ” Vengo dall’Honduras mio padre aveva un cancro ed è morto. A mia madre rimasta sola è sembrata una cosa buona mandarmi qui. Mi manca molto il mio paese perché qui è freddo e il mio paese è caldo.”

Sono ora su un colle da cui vedo la casa dove ho lasciato il racconto della ragazza e mi accorgo della enorme distanza che mi divide da lei, io che presuntuosamente mi sono sempre sentito conoscitore del mondo. Ma non basta viaggiare. Lei, la ragazza, ha appena detto che qui è freddo. Eppure io sono qui da dove vedo case basse. Generazioni di contadini hanno dato ordine. Lavoro e competenza. Tutta la Spagna che ho amato, è qui. Per me, per la mia cultura, la mia storia, come per milioni di Europei tutto questo rappresenta il caldo di un popolo, il caldo di tradizioni antiche, di pianure riarse, ma non per lei, bambina orfana venuta tra noi.

In realtà tutti noi non riusciamo, anche se dovremmo, accettare che possono esserci altre culture, altri modi di vita, altri calori di umanità e di sole, oltre i nostri.

In realtà tutti noi non riusciamo, anche se dovremmo, accettare che possono esserci altre culture, altri modi di vita, altri calori di umanità e di sole, oltre i nostri; come dice a Napoli la professoressa Xiaoling (Professoressa all’Università Orientale di Napoli) che mi accoglie nella sua casa suonando il pianoforte:” Il nostro mondo di oggi è sempre più armonioso e sempre più ricco per le diverse cultura che si influenzano si ispirano vicendevolmente. Io vivo in Italia da più di 20 anni. Ci sono tanti cinesi che vivono nel mondo; e tanti non cinesi che vivono in Cina. Dobbiamo aprire le nostre mentalità, conoscere le altre culture per accettarle. Sono una cinese che suona il piano forte, è uno strumento della cultura occidentale. La conoscenza reciproca è solo fonte di ricchezza. Gli immigrati che vivono qui, stanno cercando con forza di potersi trovare in armonia. Il cinese è un popolo chiuso? E’ vero la Cina è stata chiusa per anni. Ma adesso non è più così. Sono mentalità aperte. Non sono  chiusi come chi pensa che siamo qui per rubare i posti di lavoro. In realtà, noi cinesi stiamo creando ricchezza in questa nazione. Dobbiamo conoscerci meglio, vicendevolmente, ottenere armonia tra di noi.”

Questa della professoressa è stata solo una parentesi sull’immigrazione cinese e da un angolo non scontato per avvicinarsi e introdurre questa realtà. Nella sua dichiarazione ricorre spesso la parola armonia, non per altro suona il pianoforte, ma torniamo dove l’armonia non è di casa. Sull’emigrazione cinese torneremo ampiamente in questa nostra inchiesta.

C’era una tedesca che mi chiedeva 6.000 euro per sposarmi e così avrei avuto i documenti.

Peruviano, panettiere: “Sono nato a Lima. Vengo dal Perù. Ho 44 anni. Da noi il  Visto lo hai solo come turista o come studente.  E’ così che sono uscito. In Germania ho fatto tanti lavori diversi. A volte mi pagavano. altre no. C’era una tedesca che mi chiedeva 6.000 euro per sposarmi e così avrei avuto i documenti. Non accettai. Per mille strade sono arrivato in Spagna e qui il mio destino è cambiato. Inizialmente lavoravo per i documenti, e non mi pagavano. Avevo scelta?. Lavoravo. Poi lavoravo anche sabato e domenica  per mangiare, ma ora finalmente mani e braccia sono tornate mie. Sono in regola. ”

Quest’ultima testimonianza l’ho raccolta in Spagna.Tutte uguali, tutte di estorsioni di soldi e disperazione.

Estorsioni, soldi e disperazione: solo?

Estorsioni, soldi e disperazione: solo?  Qualcuno negli Stati Uniti tenta di dare una risposta. Risposta che abbiamo da un’università al confine con il Messico, di tipo antropologico. Forse basterebbe applicare sistemi più semplici, come ricordarci che volenti o nolenti siamo fratelli.  Ricordarci che le persone che sono al di là di quel muro, di quella rete non sono diverse da me o da te. Che quella rete non divide, ma unisce le persone che hanno fiducia nel futuro e che divide solo chi sta perdendo la cultura della libertà e sempre di più pensa che chiudere gli altri in un ghetto, in effetti sta chiudendo se stesso…in un ghetto. La crisi che sta scuotendo il mondo non è un segno che forse c’è qualche cosa di sbagliato? Che forse nelle nostre leggi che dovrebbero difendere i concetti di democrazia c’è qualche cosa che si sta infilando nemico di ogni progresso?  ll razzismo per esempio! E per chi crede nei fondamenti della fede dell’occidente tutto questo è l’opposto di quell’amore per il prossimo che è il contenuto, la radice di tutte le democrazie.  A questo proposito dice il prof. Josiah Heyman che insegna Antropologia all’“Università del Texas” El Paso: “Per quanto posso aiuto le comunità che lavorano per i diritti umani e sociali degli immigrati. Sono anche uno scienziato e quindi sono attento a  non  fare qualsiasi ragionamento, senza conoscere i dati, perché coinvolge non solo i migranti ma l’identità di una nazione. Non è mettere a fuoco il migrante in sé, ma la società che li riceve. Il governo degli USA da una parte risponde alle paure che generano la presenza degli estranei.  E questo risponde allo stereotipo, dell’immagine che lo straniero in qualche modo entra per minare la società, ma dall’altra parte deve anche rispondere ad una realtà che ha delle necessità di ordine economico. 

Il professore dell’Università del Texas praticamente ci ha voluto dire che tra due rocce c’è solo un interconnessione fisica come l’erosione del vento e delle acque, ma non comunicano tra di loro. Così ritorniamo sempre alla questione del rispetto o meno dei principi morali, se siamo fedeli ai valori che sono dentro ogni Persona o li tradiamo per un pugno di monete o il gusto del potere, come è proprio della cultura criminale.

Immigrazione clandestina – Lavoratori contro lavoratori. Tutto questo falsa la concorrenza. Questo fa paura all’Americano medio.

Per capire comprendere di più quanto stiamo affermando in questo blog ascoltate questa testimonianza raccolta a El Paso al confine tra Stati Uniti e Messico dove muri e reti dividono le due nazioni.. 

Marco Raposo (Director of the Peace e Justice Ministry) :” La costruzione del muro è sostenuta dalla propaganda,e  cercano di convincere il cittadino medio che stanno facendo un buon lavoro, in realtà controllano solo quel tanto per avere un flusso di persone che entrano per fornire mano d’opera alle industrie. Aziende che non vogliono pagare assumere i nostri cittadini perché dovrebbero dargli 30, 50 volte di più e i contributi, i loro profitti si assottiglierebbero diminuirebbero,che al contrario aumentano con lavoratori senza documenti. Questo crea  tensione nel paese. Lavoratori contro lavoratori. Tutto questo falsa la concorrenza. Questo fa paura all’Americano medio, ma dall’altra parte è così che molte compagnie hanno profitti.  ne traggono profitto. Sempre si comprende che se l’immigrazione clandestina per imprese senza molti scrupoli è un affare per altri è una minaccia. Da qui l’aumento delle paure. Il rinascere di forme di razzismo ed anche la riscoperta all’opposto del razzismo che siamo tutti parte della famiglia umana. Le posizioni si contrappongono, chi non era razzista si scopre razzista, chi indifferente si fa parte di organizzazioni per la difesa dei diritti umani. La crisi nel mondo si fa sentire.

Un’extraterreste messicana…solo acqua sotto il sole, 50 dollari in nero, 8 ore di lavoro. Quando ti chiamano!

Un’extraterreste messicana: “È stato molto difficile per me venire qui. E adesso siamo molto preoccupati perché il lavoro è finito  e non abbiamo finito di pagare quelli che ci hanno fatto per venire qui. Ora non sappiamo come pagare. Dobbiamo risparmiare sul cibo per pagare il debito ed abbiamo fiducia che ci sia qualcuno che  ci possa aiutare.  È molto difficile perché uno va via dal proprio paese perché li la situazione è ancora più difficile, devi lavorare molto ma guadagni veramente poco, molto poco. Uno viene qui con il desiderio di guadagnare  un po’ e certamente si guadagna un po’ di più. Mio marito può lavorare quando c’è lavoro nel campo. Tutto il  giorno sotto il sole dalle quattro della mattina e lì non gli danno cibo, soltanto acqua. Lui lavora 8 ore e riceve soltanto 50 dollari. Ma non c’è un altro lavoro per noi. Io so che il contrattista è messicano. Comunque nel nostro paese guadagnamo molto di meno. È una situazione molto difficile adesso negli Stati Uniti. Per il momento non possiamo tornare perché ancora abbiamo il debito da pagare. Forse piu in là….se arriva un’altro periodo di lavoro e possiamo guadagnare un po’ di denaro, allora penseremo di tornare a casa. Ma adesso dobbiamo pagare il debito. Pagare tutto. Forse piu in lá….”

Ma se non posso mostrare il mio volto posso parlare.Non c’è più un sogno americano. A poco a poco tutto è caduto, ed è sempre peggio. Non posso dire al mondo chi sono io quando in realtà dovrebbero essere altri a dover coprire il loro volto.

Siamo negli Stati Uniti. Dove? Non ha importanza. Lei clandestina ha lavorato in questa nazione, come in qualunque altra nazione dove le strade sono tutte asfaltate e nelle case c’è acqua potabile, case con finestre, luce elettrica e tutte quelle cose che per una parte della popolazione di questo pianeta sono cose normali, anzi più che normali, ma lei ora vuole tornare nella sua nazione. Vorrebbe ma non lo fa perchè  dovrebbe rischiare la morte nel deserto o passare per un luogo di detenzione. Perchè? Perchè ha contribuito per anni con il suo lavoro che le strade fossero asfaltate, l’acqua scorresse potabile, una persona anziana non si sentisse abbandonata. Tutte colpe gravi perchè in tutti questi anni lei… era un’immigrata clandestina. Eppure lei ha solo mandato ogni mese dei soldi alla sua mamma, lavorando tanto, ed in più, ultima colpa facendo la volontaria in un piccolo ospedale cattolico che assiste i più emarginati. Le ombre. Gli immigrati clandestini. 

Extraterrestre Colombiana:” È una peccato che non possa dire chi sono perché devo proteggermi. Nè posso mostrare il mio volto perché questo significherebbe per me la prigione.Ma se non posso mostrare il mio volto posso parlare.Non c’è più un sogno americano. A poco a poco tutto è caduto, ed è sempre peggio. Non posso dire al mondo chi sono io quando in realtà dovrebbero essere altri a dover coprire il loro volto. Ho lavorato come volontaria, ho pagato le mie imposte e devo nascondere il mio viso come se fossi un extraterrestre. Io non sono un extraterrestre. Dio mi ha messo in questa terra. Sono stata volontaria nelle prigioni e ho visto le ingiustizie dell’immigrazione.  Ho visto come le madri sono state separate dai loro figli. Come sono state imbarcate con la forza su un aeroplano per deportale. Ho visto il commerciato degli emigranti. Sono stata in luoghi dove siamo entrati per mangiare e molta gente se ne è  andata via, semplicemente perché noi ispanici stavamo entrando in un luogo che è loro. Noi sappiamo che questo è il loro paese, che è qui dove essi vivono, ma siamo venuti con un sogno, un sogno che  ci negano.I tempi per i documenti sono sempre più lunghi. I costi sempre più alti e a volte durante l’attesa puoi essere deportato. Questa è crudeltà. In un paese cui Dio ha aiutato a prosperare, cui Dio ha dato tutto. Le persone hanno paura dell’immigrante. Chi dovrebbe realmente coprirsi il volto? noi o quelli che ci calpestano, quelli che non ci lasciano andare avanti semplicemente perché pensano che questo appartiene solo a loro, quando la Bibbia dice che tutta la terra è di Dio e in tutta la sua pienezza! “

Stiamo perdendo l’amore, la gioia, la conquista di capire chi è il nostro vicino. Stiamo vivendo la solitudine come normalità.

Come Ispanica ho il problema di spiegare ai miei figli del perché voglio mantenere le mie tradizioni in un paese dove questi valori non sono più esistenti.

La famiglia nei paesi dove le strade sono asfaltate e l’acqua del rubinetto è potabile, la famiglia che è poi è il mattone della casa esiste ancora?  Sono ore a Jacksonville in Florida ed incontro un’insegnate di spagnolo:” Come insegnante di Spagnolo è difficile far capire ai bambini la cultura Spagnola e che ci sono altre culture. I bambini sono molto indipendenti. Libertà secondo la loro cultura è l’abbandono della famiglia. I bambini qui non hanno alcuni dei valori presenti nella cultura Ispanica o tradizionale. Crescono in famiglie che non sono necessariamente unite, senza la guida dei genitori. Come Ispanica ho il problema di spiegare ai miei figli del perché voglio mantenere le mie tradizioni in un paese dove questi valori non sono più esistenti. Siamo adulti e sappiamo che veniamo qui in America per dare ai figli un futuro migliore ma quel futuro che pensavamo migliore porta molte croci e molte inquietudini che  delle volte non sappiamo se valga la pena  affrontare. Nelle classi mi sono sentita personalmente discriminata. Si offrono soluzioni a bisogni materiali ma non per i bisogni spirituali,  valori che sono le fondamenta sui quali si basano le famiglie che vogliono ancora continuare a sentirsi famiglie!”

Sì bambini va a la scuola….3 anni, sto in Italia…vuole rimanere ancora in Italia perchè a Romania non c’è lavoro, vuole fare lavoro

Questa inchiesta ci porterà in Argentina, Moldavia, Slovacchia, Francia, Inghilterra, Spagna, Italia, Stati Uniti, Canada, Thailandia, e ancora oltre ogni confine in un susseguirsi di nazioni dove l’immigrazione scopriremo ha sempre lo stesso volto, gli stessi problemi, tranne che per un popolo, quello dei rom, sinti…o meglio conosciuti come: zingari. Zingari è una parola che fa paura, ma se tu li conosci, se sei stato nei loro campi, dove vivono, scopri che è un popolo certamente di tradizioni e cultura diversa, ma dove esattamente come tra i nostri popoli ci sono buoni e cattivi, mafiosi e lavoratori, malavitosi ed onesti, cattiveria e bontà, esattamente come in qualunque condominio. La differenza? Il gitano è un emigrante di professione, ma prima di tutto è una persona! e come tale, e come in ognuno di noi vive il male e il bene. Il volontariato fa la sua parte. I governi le leggi. Assistenti sociali e forze dell’ordine hanno i loro ruoli. Ma in realtà quanto li conosciamo veramente questi eterni emigranti? Siamo nel campo Rom di Ponticelli a Napoli. Il giorno dopo la nostra visita sarà attaccato ed incendiato con bottiglie molotov.   A me non sembre un luogo di delinquenti, ma più di povera gente?
Lasciamo le descrizioni e passiamo alle parole. leggete quanto mi mi disse Petre Bǎlan – un povero ed onesto padre di famiglie che viveva lì nel campo di Ponticelli:” Sì bambini va a la  scuola….3 anni, sto in Italia…vuole rimanere ancora in Italia perchè a Romania non c’è lavoro, vuole fare lavoro, tutti lavori che si conquista soldi ..per 30 euro non posso fare….a mangiare a bambini con 30 euro al giorno….” Il campo fu incendiato con bottiglie molotov e solo per un caso non ci fu una strage. Qualcuno allora riferì che fu tutto organizzato dalla camorra, altri che fu la reazione dei cittadini della zona esasperati dai continui furti e la sporcizia del campo.

Amo Napoli.

Amo Napoli. E’ bellissima! ma come si può dire che oggi non sia una città devastata dalla grande e microcriminalità? Tutti zingari? Tutti immigrati? Chi tira le fila perché i burattini si muovano soldati del crimine?
 Vedremo ed ascolteremo parole ed immagini di degrado e speranza, anche se scopriremo che questi eterni migranti dalle terre millenarie da cui sono giunti si sono portati dietro la cultura delle caste. Del dominante e del dominato, del maschilismo esasperato, dell’incapacità di progettare che qualche cosa sia tuo per sempre.
 A tutto questo, in tutta l’Europa, cercheremo di far rispondere a tutte queste domande direttamente  loro: gli Zingari!

Ionescu Madalina – ragazza rom (campo rom di Ponticelli – Napoli): “Non c’è lo lavoro a Romania. Ogni volta quando venivo da Romania paghiamo 200 euro a persona. Io sono 5 persona una mila euro io non ce l’ho una mila euro pagare per 5 persone, tutti quanti vogliamo a lavorare, ma non ci sta…
Mi aiuta Antonio de a Caritas, mi da qualche mangiare, qualche vestiti… facciamo docce a due volte a settimana.”
 Il giorno dopo questo campo sarà attaccato e bruciato. Probabilmente i furti nella zona erano aumentati. Ma ci sono zone dove si deve vivere tranquilli e così chi deve fare affari è meno disturbato. Questo Ballan e gli altri che vivevano nelle loro baracche lo avrebbero dovuto sapere. Una di quelle famiglie, dopo la fuga, l’ho rintracciata in Spagna ospiti di una Caritas. Se a tutti i ladri che  nella nostra vita abbiamo incontrato gli avessimo  bruciato la casa cosa rimarrebbe delle nostre città? Questo non giustifica che chi sbaglia non deve pagare e pagare tutto davanti alla legge. Ma prima ascoltate questa giovane madre che ha abbandonato i campi nomadi per trasferirsi con i suoi bambini  in una casa.

La donna quanto va a cercare lavoro, vogliamo un pò di rispetto. Dovete capire che siete padri perché ogni donna vorrebbe lavorare e non “devono” approfittarsi delle donne

Zumreta  Bayrani: “Io sono una vedova con tre figli. Contenta di fare il padre e la madre e auguro anche per altre persone che non hanno niente, che possono avere una doccia, una casa, un tetto. Ho lavorato anche nelle scuole come mediatrice. E i bambini anzi tutto hanno a bisogno di avere un studio. La donna quanto va a cercare lavoro, vogliamo un pò di rispetto. Dovete capire che siete padri perché ogni donna vorrebbe lavorare e non “devono” approfittarsi delle donne. ”

Zumerta mi racconta tutto nella sua casa dignitosa, con dei magnifici bambini. Zunerta è di etnia Rom.