La valigia con lo spago e subito, d’istinto, pensi alle immagini dei milioni di emigranti: Italiani, Irlandesi, Polacchi, Spagnoli, Portoghesi che, all’inizio dell’800 e ancora fino agli anni ’50 del secolo scorso, si spostarono da un continente all’altro, con le loro valige legate, tenute sulle spalle, in fuga dalla miseria. Donne, uomini, adolescenti spesso analfabeti [...]
Ma tutta questa mano d’opera dell’arrangiarsi da dove proviene?
Solo mangiare. Come schiavi. Non potevi uscire. Sono stato 4 mesi poi sono fuggito.
Persone che hanno sofferto tantissimo, bambini che vivevano in grotte, in ex stalle nemmeno usate dagli animali più, donne che venivano, venivano sfruttate e che ancora oggi questo fenomeno si allarga sempre di più, della prostituzione. Uomini che vanno a lavorare e vengono sfruttati per poche lire, per pochi euro, oggi, al giorno.”
Tutto il giorno sotto il sole dalle quattro della mattina e lì non gli danno cibo, soltanto acqua. Lui lavora 8 ore e riceve soltanto 50 dollari.
Il futuro? far convivere culture diverse, tradizioni diverse. Ed allora? le nostre radici le nostre tradizioni?
Messico - Usa: le nuove schiavitù
Chi è un immigrato oggi?…E noi? Spettatori o protagonisti? Vittime? sprovveduti manipolati di idee di altri o coerenti con le nostre idee di civiltà e progresso? Ma oggi tutto questo verso gli immigrati cosa significa?
Non mi sentivo più ne braccia ne gambe. Fame, freddo, sete. Ma poi alla fine arrivammo.
nessuno nasce delinquente o spacciatore, tanto più chi viene immigrante tra di noi anche se clandestino, non avere pregiudizi verso di noi vuole anche dire o meglio affermare che non accettiamo che ci siano neanche pregiudizi su di noi sulle nostre tradizioni e sul nostro fare, tanto più se tutto questo è parte di una storia di onestà e reciprocità senza riserve.
Lui, lui che viene dall’Africa, lui che è un uomo africano dice che ancora al giorno d’oggi non soltanto le ricchezze sono derubate all’Africa, ma la sua cultura, le sue radici culturali.
Lui che viene dall’Africa, dice che oramai gli africani non sanno più a chi credere, non sanno più chi sarà colui che metterà fine alle guerre che imperversano fin dai tempi della colonizzazione.
enza paura della verità, andremo a fondo viaggiando attraverso i continenti lì dove passano le strade di tutte le immigrazioni, oggi soprattutto clandestine, non mancheranno cifre e dati oggettivi sui quali il dibattito è aperto, le polemiche non mancano come le verità, ma soprattutto le paure di tutti, sia che siamo sia che non siamo degli immigrati
La povertà, gli immigrati, spezzano il sogno della vita. E cosa è la felicità se non la somma della felicità di tutti?
E chi siamo noi se non il più o il meno di chi è prima o dopo l’angolo? La povertà non è magra, ma grassa, nutrita dalla nostra indifferenza incapaci di comprendere la differenza tra carità ed elemosina.
Quel poco che risparmiavo lo inviavo alla famiglia. Non rimaneva niente per me…
Non guardo le case, loro. Vorrei tornare subito in Italia o in qualunque parte del mondo dove sono nato, cresciuto e mettermi sotto una doccia calda. Scordare tutto! La nostra polizia cacci via tutti gli immigrati. I loro problemi? Basta. Ho i miei. Mi vergogno, ma l’ho pensato come tanti.
Sapere si accetta, ma prendere coscienza di un problema è altro. Vale anche per gli schiavi di oggi, vale per l’incubo di padri e madri di una realtà che diventa una frase ripetuta all’infinito: “Qui non c’è lavoro, il granturco si è seccato”.