Chi è che razzia nei villaggi della povertà profonda per mettere all’asta le carni predate.

Potremmo scoprire che la badante con un regolare permesso di lavoro per il quale noi paghiamo tutto, probabilmente è una schiava silenziosa; che, di quello che le diamo, poco rimane per lei, umile insostituibile, onesta lavoratrice schiacciata da un debito con che non le darà pace finché vivrà.

Chi di voi che accetterebbe per se o per i propri figli di diventare schiavo o schiava?

Questo non è un film dell’orrore ma il racconto reale di una ragazza che in questa inchiesta ho incontrato al confine tra Stati uniti e Messico dove anche qui ascolteremo ed entreremo in luoghi da dove si è creato un flusso di 20milioni di clandestini, narcotraffico, e corruzione ma anche infinita coerente carità, amore per il prossimo, e per questa carità e per questo amore c’è chi mette in gioco le proprio vite.

Moldavia – “Qui non c’è lavoro, il granturco si è seccato”

Non guardo le case, loro. Vorrei tornare subito in Italia o in qualunque parte del mondo dove sono nato, cresciuto e mettermi sotto una doccia calda. Scordare tutto! La nostra polizia cacci via tutti gli immigrati. I loro problemi? Basta. Ho i miei. Mi vergogno, ma l’ho pensato come tanti.
Sapere si accetta, ma prendere coscienza di un problema è altro. Vale anche per gli schiavi di oggi, vale per l’incubo di padri e madri di una realtà che diventa una frase ripetuta all’infinito: “Qui non c’è lavoro, il granturco si è seccato”.